«Tante famiglie stanno riscoprendo i nostri monti»

«Tante famiglie stanno riscoprendo i nostri monti»
L’ECO DI BERGAMO: SABATO 9 SETTEMBRE 2017
L'INTERVISTA PAOLO VALOTI, PRESIDENTE CAI. I rifugi sono diventati una delle mete preferite: merito anche dei gestori, alcuni dei quali hanno una formazione universitaria 
 
La voglia di montagna non è mai stata così forte. E questo ripaga l’impegno del Cai, che conta in provincia oltre 14 mila tesserati, 10 mila solo nella sezione cittadina. Il Cai ha nella promozione della montagna la sua mission istituzionale. Paolo Valoti è il presidente della sezione Locatelli e dell’Unione bergamasca, che raggruppa Clusone, Treviglio, Alta Valle Brembana e Romano.

I rifugi sono presidi e richiedono investimenti. Cure dunque ben riposte? «I nostri rifugi sono il mezzo e la finalità del Cai, l’identità del sodalizio. Hanno sempre offerto accoglienza, riparo, calore, anche per cuore e mente. Poi si sono evoluti per funzioni e caratteristiche. Ora rappresentano un imponente patrimonio delle sezioni e sottosezioni, e un bene di pubblica utilità e al servizio di tutti: pur essendo del Cai, il loro utilizzo è solo in minima parte degli associati».

I numeri degli appassionati sui sentieri sono segno di voglia di essenzialità? «In un certo senso sì , perché i rifugi hanno spazi ridotti in cui però nulla manca. Il calore delle stufe è quello di un tempo ma, pur avendo radici antiche, hanno saputo camminare con gli anni. Identica la funzione sociale, di presidio culturale. Perché al là di ogni retorica sono anche scuola di vita: insegnano a condividere e accogliere».

Un tempo offrivano protezione agli alpinisti. Oggi è ancora così? «Non si nasce più alpinisti e l’idea della fatica a tutti i costi pare superata. Questa estate dimostra che i rifugi sono diventati la meta: le nostre strutture ne sono all’altezza, grazie alla professionalità di chi li gestisce. Una nuova generazione di sentinelle della montagna che

talvolta vanta una formazione universitaria, capace di valorizzare saperi e sapori, con passione per un mestiere che rimane faticoso e complesso. La sorprendente presenza di famiglie con bambini, e di giovani di diverse generazioni, ci ha fatto capire quanti vanno alla riscoperta della montagna».

Come alla Cordata in Presolana: come spiega questa rinnovata passione? «Il merito principale va all’indiscutibile bellezza delle Orobie. Poi alla qualità dei rifugi e alla professionalità di chi li gestisce. Ci mettiamo pure il meteo favorevole, ma non è secondario il lavoro di squadra che ha unito volontariato, istituzioni e imprenditori e ha trovato risonanza in media e social. Si pensi, solo per esempio, al progetto Sentieri Creativi, con il Comune di Bergamo e le Belle Arti, oppure a Sentieri della musica con il Comune di Valbondione».

Il Cai sembra essere la più grande azienda turistica della Bergamasca? «I rifugi sono una rete di ospitalità in quota, rappresentano un volano di attività, cultura ed economia per il fondovalle. Continueremo a puntare sulla sinergia». Pa. Va.