Il Premio Merelli rilancia sulle Orobie le antiche colture

Il concorso. Vince la prima edizione una studentessa di Agraria. «Dalle tipicità agro-alimentari prospettive di sviluppo per le valli». Il ricordo del grande alpinista
 
  • Valoti (Cai): Mario era un rappresentante di spicco della cultura montana 
  • Il rettore: puntiamo a far restare i giovani a vivere e lavorare nelle nostre valli
    L’ECO DI BERGAMO,domenica 1 luglio 2018

    Reintrodurre colture antiche sulle Orobie, un modo per valorizzare il sistema rurale montano e dare nuove prospettive di sviluppo alle valli.

  • È l’idea che ha fatto vincere a Milena Zarbà – ventiseienne di Almenno San Salvatore, studentessa alla facoltà di Agraria della Statale di Milano – la prima edizione del Premio di studio «Mario Merelli», istituito dal Cai, dal Museo delle Storie e dall’Università di Bergamo con il sostegno de L’Eco di Bergamo. 
«La mia ricerca – spiega la studentessa – punta a sostenere e promuovere il valore dell’ambiente montano come riserva preziosa di biodiversità e vuole cogliere la sfida di portare le produzioni e le dinamiche montane ad una più ampia attenzione,  indicando percorsi di sviluppo sostenibile per le comunità locali». Rilanciare l’agricoltura di montagna e le tipicità agroalimentari locali: dai formaggi allo zafferano, dal mais spinato alle erbe selvatiche. Guardando al turismo e a nuove prospettive economiche per le valli.
 
Milena – cui andrà un contributo di duemila euro – avrà tempo sino al 31 dicembre per sviluppare il suo progetto e sarà seguita da un tutor dell’ateneo bergamasco, il professor Fulvio Adobati del Centro studi sul territorio.
Menzione speciale per Greta Ghilardi, ventenne di Dalmine, iscritta al corso di laurea in Scienze geologiche dell’Università degli Studi di Milano, che ha concorso al premio con un lavoro dedicato alla creazione di una «green community» nelle valli bergamasche, una comunità verde che valorizzi il territorio in modo sostenibile, incrementando le risorse turistiche e industriali già esistenti e dando vita a nuove iniziative. 
 
Merelli, uomo di montagna «Abbiamo voluto istituire un premio di studio intitolato a Merelli in quanto uomo di montagna – spiega il presidente del Cai di Bergamo, Paolo Valoti . Mario non era solo un grande scalatore, ma anche un rappresentante di spicco della cultura montana.
Abbiamo pensato ad un premio alla sua memoria dedicato alle nuove generazioni, una spinta all’innovazione e alla ricerca di nuovi stimoli che facciano rivivere le nostre valli». L’obiettivo del riconoscimento è favorire idee e proposte in grado di creare opportunità di lavoro per i giovani sulle Orobie.
«Cerchiamo 
idee progettuali che possano avere sviluppi concreti – spiega il rettore Remo Morzenti Pellegrini – e consentire alle nuove generazioni di continuare a vivere e a lavorare sulle nostre montagne». Anche per questo il premio intitolato allo scalatore è stato patrocinato dall’Osservatorio delle politiche montane bergamasche. 
 
Domani Mario Merelli avrebbe compiuto 56 anni, il caso ha voluto che la scelta del vincitore della prima edizione del premio avvenisse proprio a ridosso dell’anniversario. «L’idea di intitolare a Mario una borsa di studio ci è venuta parlando di lui tra amici – racconta Emilio Moreschi, consigliere delegato della Fondazione Bergamo nella Storia – e ricordando quanto era grande il suo amore per la montagna. Era cresciuto a Lizzola ed era molto legato alla gente che vive in quota, tanto da aver partecipato alla creazione di un ospedale sulle vette himalayane. È stato pensando a queste sue caratteristiche che abbiamo deciso di ricordarlo con un riconoscimento che abbia delle finalità specifiche e guardi al rilancio delle nostre montagne ». Il progetto vincitore sarà illustrato il prossimo inverno nel corso di una cerimonia pubblica al Palamonti, l’occasione per presentare la nuova edizione del premio. 
Ca. Bi.