Sentieri montani: In quota 2500km da "adottare" - Capillari, preziosi ma fragili il Geoportale ne conta 450

L’ECO DI BERGAMO 31 SABATO 24 FEBBRAIO 2018

Sentieri montani 
In quota 2.500 km da «adottare»

 

Capillari, preziosi ma fragili il Geoportale ne conta 450

Quella che il Cai orobico tiene sotto costante controllo è una rete di percorsi fragile ma preziosa per garantire l’accessibilità in quota.

Ambiente. Il Cai rilancia la campagna di manutenzione di percorsi e segnaletica: duemila ore di lavoro all’anno Il presidente punta a un piano triennale con altri enti.

Difficile censirli tutti e, tanto meno, fornire il dato complessivo (450 già nel geoportale Cai). Perché i sentieri di montagna sono capillari: distribuiti ovunque, capaci di collegare anche gli angoli o le cime più remote della nostra provincia, ma al tempo stesso delicati e fragili. 
Soffrono gli eventi meteorici violenti, le piogge e gli animali, i passaggi frequenti tanto quanto l’isolamento, ma soprattutto l’incuria e il tempo, che - si sa - trascorre inesorabile.
Una stima sommaria per un sistema di vie particolari lungo in provincia circa 2.500 chilometri, se si contano in essi anche i 160 del Sentiero delle Orobie, per lo più in quota. Vi sono tratti noti e ben battuti, come tratti secondari, magari lontani dai rifugi, che conducono a malghe e laghetti, valli e pascoli. Ma tutti, senza distinzione, richiedono manutenzione costante a cui,  oggi come negli ultimi anni, provvede il Club alpino italiano. I lavori in primavera un compito, questo, oneroso, sia in termini di impegno fisico che economico. Ad ogni primavera vanno sistemati i fondi laddove sconnessi e sottoposti a sopralluogo e collaudo i tratti attrezzati, come accade al Sentiero delle Porta piuttosto che alle catene al Simal, sul 302 che dal Brunone porta al Coca.
Gli interventi sono 
ordinari, perché è scontato che venga giù il tratto da Valsecca al Frattini sul Pizzo del Diavolo, piuttosto che il balcone con vista sui giganti del calibro di  Redorta e Coca, sul versante nord del Cimone, lungo la panoramica dal Curò alla Manina, laddove il sentiero mostra tutta la sua fragilità sotto il peso di oltre 1000 metri di parete sovrastante. 
Senza contare la manutenzione straordinaria, che si aggiunge a quella definita  permanente: avviene una tantum, come la scorsa estate è stato al Coca, quando si è dovuto scalinare nella roccia e fissare ancoraggi in ferro. Con una spesa di 35 mila euro, a fronte di 250 metri lineari di sentiero sistemato, in uno di quegli interventi dove anche il volontariato non  basta. Perché laddove il lavoro si fa duro e c’è bisogno di specializzazione anche il Cai si rivolge altrove. Alle ditte specializzate che hanno mezzi tecnici, alle guide alpine che sono i veri professionisti dei lavori in quota. 
Ma per tutto il resto, per fortuna, c’è l’esercito degli  appassionati che lavorano con pic e pala, zappa, vernice e pennello (46 uscite di lavoro l’anno, con 233 soci coinvolti, per oltre 2 mila ore di lavoro). Perché ci sarebbe poi, sedime a parte, da parlare anche della segnaletica, verticale e orizzontale che sia. Vanno sistemati i paletti con i numeri dei sentieri, le bandierine bianche e rosse rese visibili sui massi. 


Omino di pietra.
E rientra in questo ambito l’evento che la sezione cittadina del Cai ha chiamato «La giornata dell’omino di pietra» ed è annunciata per il 5 agosto: si effettuerà la salita contemporanea di 60 cime per ridare forma a quelle semplici costruzioni che si incontrano laddove i sentieri, in quota, non divengono altro che labili tracce, talvolta da intuire. 
Hanno nomi curiosi (kummel in svedese e steinmann in tedesco, piuttosto che bonhomme eovoo, rispettivamente in francese e mongolo); se ne stanno lì, sui bordi dei sentieri, a segnalare la via ma talvolta - e non stupisce - vengono giù. È la dimostrazione che per sua stessa natura questo sistema viabilistico (da consultare il Geoportale) va protetto, osservato, gestito.
Richiede supervisione 
costante e manutenzione permanente, in uno sforzo che non può essere sottovalutato. Perché significa anche impegno progettuale e investimento economico. «Si sta pensando ad una progettualità condivisa, di durata triennale - spiega Paolo Valoti, presidente Cai Bergamo -, che veda allo stesso tavolo non solo il Club Alpino ma anche le Comunità montane, i Bim e il Parco delle Orobie. 
Già è in essere uno studio per capire l’impatto socio-economico della rete dei sentieri». E allora si capisce che l’esperienza dello scorso fine settimana in Val Cavallina non è stata estemporanea: i volontari Cai hanno fatto la loro parte, sotto la regia della sottosezione di Trescore, ma l’invito ad avere un ruolo attivo è stato fatto anche a tutti i sindaci. Perché c’è bisogno che sui sentieri converga il pensare e l’agire di tutti gli attori, ciascuno col proprio ruolo e la propria potenzialità.
E la strada è 
quella giusta: lo dimostra il fatto che nella legge regionale che ha istituito il catasto lombardo dei sentieri, il legislatore ha preso ad esempio il criterio di manutenzione fatto proprio dal Cai.  PAOLA VALOTA©RIPRODUZIONE RISERVATA


 
Trescore non attende la bella stagione, Lavori anticipati sul sentiero del Cesulì
Fuori stagione rispetto agli interventi che di solito vengono programmati dal Club alpino italiano conl’arrivo della bella stagione, ma indubbiamente utili per chi ha a cuore la montagna e la possibilità di frequentarla piacevolmente e in sicurezza. 
Si tratta degli interventi di manutenzione sui sentieri e i percorsi nel territorio delle media Val Cavallina, da Trescore fino a Casazza compresa. 
In campo sono scesi nei giorni scorsi ventisei volontari, dodici del Cai di Trescore e quattordici della Commissione dei sentieri del Cai di Bergamo. Nel giro di qualche ora, dalle 8 alle 14 circa, suddivisi in 9 squadre, i volontari armati di qualche semplice attrezzo e un po’ di vernice hanno proceduto a ritracciare i principali sentieri di zona.
Nello specifico 
hanno rinfrescato con le classiche pennellate biancorosse i segnali che indicano nei boschi il dipanarsi della via giusta e hanno piantato nove nuovi cartelli di segnalazione. I percorsi toccati dall’intervento sono stati il 610 (da Trescore a Santa Maria del Misma), il 611, il 613, il 614, il 615, il 616, il 617, il 619, il 625 (il famoso Cesulì) e il 701. Lo stato dei tracciati si è rivelato in parte buono, in parte da ripristinare, in particolare nella zona di Berzo San Fermo e del Monte Misma. «Quella di oggi era solo la prima di due giornate che abbiamo previsto di dedicare a quest’attività insieme ai volontari della Commissione sentieri – spiega il presidente del Cai di Trescore Giuseppe Mutti –. La prossima è fissata al 14 aprile e riguarderà l’alta Val Cavallina, da Casazza in su». Daniele Foffa